Presentazione del dvd Agora' Bombook

Mercoledì 4 Gennaio 2017
18:30
Fabriano

Presentazione del dvd Agora' Bombook presso Gasparini Artlab a Fabriano viale Zonghi 13.
Dvd tratto dal concerto al Planet di Roma featuring Patrizio fariselli e Marco Agostinelli;
alcuni brani saranno suonati in acustico da
Renato Gasparini, Ovidio Urbani, Gianni Pieri, Marco Agostinelli.

Presentazione del dvd Agora' Bombook presso Gasparini Artlab a Fabriano viale Zonghi 13.
Dvd tratto dal concerto al Planet di Roma featuring Patrizio fariselli e Marco Agostinelli;
alcuni brani saranno suonati in acustico da
Renato Gasparini, Ovidio Urbani, Gianni Pieri, Marco Agostinelli.

 

 

 

AGORA' Acoustic Session

Sabato 14 Gennaio 2017
21:30
MIlano

La Casa di Alex via Moncalieri 5, Milano,
Prezzo: € 10 + tessera associativa obbligatoria € 5

Organizzatore Massimo Cataldi Telefono: 333-7968861
Email: massimo.cataldi@fastwebnet.it

Esibizione live degli Agorà in acoustic session e proiezione del DVD Bombook, appena pubblicato in edizione limitata, che contiene l'esibizione live del gruppo nello storico concerto tenuto durante il Progressivamente Festival del 2015

AGORA' (acoustic trio)

Renato Gasparini chitarra

Ovidio Urbani sax

Gianni Pieri Violoncello e contrabbasso

 

 

 

 

 

 

 

D&D concerti
presenta

PROG EXHIBITION

Festival della Musica Immaginifica

8 Novembre @ Linear4Ciak – MILANO

Agora Concerto

MILANO 8 novembre 2014

Il rock progressive venato di jazz degli Agorà al PROG EXHIBITION

 

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HamelinProg AGORÀ Ichinen (2013)

Senza paura di essere smentiti possiamo ufficialmente dichiarare aperta una nuova stagione del progressive rock italiano. Una stagione eclettica, viva e particolarmente convincente che continua a proporre sempre nuovi progetti e a far rifiorire alcuni marchi storici della scena progressiva degli anni settanta. A questa seconda categoria possiamo ascrivere anche i marchigiani Agorà, storica formazione dell'epoca d'oro del progressive italiano nota alle cronache musicali soprattutto per l'ottimo album d'esordio, "Live in Montreux", pubblicato dalla Atlantic nel lontano 1975.

Legati da sempre alle calde atmosfere mediterranee e ad una struttura musicale jazz-rock, gli Agorà si riformano nel 2000 grazie a quattro membri storici: Renato Gasparini (chitarre, voce), Ovidio Urbani (sax soprano), Mauro Mencaroni (batteria) e Lucio Cesari (basso acustico). L'idea iniziale è quella di far rivivere il progetto in chiave prevalentemente acustica, operazione che necessita quindi degli innesti di: Maurizio Mercuri (chitarre), Giovanni Ceccarelli (piano), Alessandra Pacheco (voce) e Karl Potter (percussioni). Con l'arrivo del 2012 la band arruola anche: Gabriele Possenti (chitarre), Gianni Pieri (violoncello) e Massimo Manzi (batteria).

Le diverse fasi di registrazione di Ichinen (iniziate nel giugno del 2003 e terminate nel maggio del 2013) hanno coinvolto un po' tutti i musicisti che in questi ultimi anni hanno gravitato nell'orbita nel progetto Agorà, favorendone di fatto l'allargamento dello spettro sonoro a temi etnici e soluzioni meditative. L'opera, infatti, si ispira ai principi buddisti di Nichiren Daishoni, dai quali coglie la fiducia nella "rivoluzione umana" individuale, per creare valore nel rispetto della sacralità della vita e dell'ambiente. Il lavoro è una sorta di rilettura acustica di brani storici e di registrazioni del 1978 rimaste inedite con l'aggiunta di nuove composizioni.

L'album inizia con la rilettura di Serra San Quirico, brano già presente sul disco d'esordio. Il pezzo è dedicato alla località della provincia di Ancona nel cui centro storico si trova la chiesa sconsacrata che negli anni settanta fu punto di ritrovo per molti giovani musicisti marchigiani. Le chitarre acustiche di Gasparini e Possenti avviano arpeggi delicati sui quali si inseriscono dapprima il violoncello di Pieri e in seguito il rotondo basso acustico di Cesari. L'assenza della batteria differenzia questa nuova rilettura dalla versione originale, affidandosi alle sonorità morbide, calde e acustiche di basso e chitarre, vivacizzate dalle squillanti incursioni del sax di Urbani.

Sulla stessa linea si muove anche Ichinen, che però si arricchisce dei contributi vocali della Pacheco e di Gasparini, nonché dell'accattivante apporto ritmico delle percussioni di Potter e della batteria di Mencaroni. La natura melodica del brano rispolvera le tipiche atmosfere mediterranee degli Agorà, qui ulteriormente accentuate dell'"anima latina" di Potter e dai ricercati arpeggi della chitarra. A rivendicare le origini jazz-rock dello storico marchio ci pensano Ceccarelli al piano e Urbani all'immancabile sax.

A seguire Sensei, che della terna iniziale è il brano più malinconico e accostabile (per certi versi) all'estetica del fado o, più in generale, alla musica popolare dei paesi mediterranei. A farla da padrone l'ottimo sax di Urbani e il piano di Ceccarelli, che emergono alleggerendo le malinconiche note di chitarra e basso. I vocalizzi della Pacheco suonano come uno strumento aggiunto che impreziosisce i passaggi più intensi.

Con Work in progress va in scena un raffinato duetto chitarristico tra Gasparini e Possenti. La bellezza malinconica e nitida dei suoni acustici è solo in parte ravvivata da alcune variazioni ritmiche e da passaggi più agili e virtuosi che tuttavia non riescono a scrollarsi di dosso la dolenza tipica di certo flamenco.

Star strings si lascia condurre dalle percussioni di Potter su temi etnici e cadenzati che rievocano gli Aktuala di "Tappeto Volante", mentre il sax soprano di Urbani di addentra negli stessi territori jazz-rock dei primissimi Area. Anche qui le voci fungono da ulteriore decoro ad un affresco sonoro dai toni caldi e melodici.

Istante per istante, come Work in progress, è un finissimo duetto tra le chitarre di Gasparini e Mercuri. Qui però è la vivacità a regnare sovrana. Ricchi e veloci passaggi si rincorrono e si intrecciano in soluzioni che dal jazz passano al folk (e viceversa) con estrema naturalezza.

Tabla, chitarra e voci fanno di Tre Maggio l'episodio più etnico di Ichinen, conteso tra le tipiche strutture raga indiane e l'inclinazione jazz del piano di Ceccarelli; inclinazione che si fa ancor più evidente in Oceano, brano che demarca la sottile linea di confine tra gli Agorà e i Perigeo.

Possenti è l'autore e l'esecutore di Wood of guitar, piccola gemma classica che presenta la stessa cura e grazia di "Mood for a day" di Howe. Segue Progressive suite, esplicita sin dal titolo e senza dubbio la più legata alla fusion anni '70 di cui proprio gli Agorà sono stati tra i maggiori esponenti della scena italiana.

Il Fender Rhodes, i vocalizzi e la ritmica in Costa dell'est dirottano inizialmente verso insoliti (per la band) territori zeuhl, salvo poi virare a favore di un più canonico jazz-rock che presenta numerose affinità con il sound storico degli Arti & Mestieri e con la scena di Canterbury. Davvero interessante!

Chiude l'album un medley di brani tratti dal secondo album della band, "Agorà 2", che include Piramide di domani / Cavalcata solare (theme). Anche in questo caso è la morbidezza del suono a colpire fin dal primo ascolto. Il sax di Urbani e il violoncello di Pieri si rincorrono, mentre le chitarre di Gasparini e Possenti creano la struttura portante con la complicità del basso di Cesari. Un splendido congedo acustico che riesce a fare a meno di batteria e piano.

Anche se le composizioni abbracciano un arco temporale ampio, Ichinen ha il pregio di risultare un lavoro omogeneo, maturo ed elegante, confezionato da musicisti davvero in splendida forma.

 

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ArtistsAndBands venerdì 26 Luglio 2013

Quando nel 1974, il tastierista Roberto Bacchiocchi, il sassofonista Ovidio Urbani, il bassista Paolo Colafrancesco, il batterista Mauro Mencaroni e il loro eccezionale chitarrista Renato Gasparini, all'epoca ancora minorenne, si riunirono in una chiesa sconsacrata situata nel centro storico di Serra San Quirico, in provincia di Ancona, nessuno poteva immaginare che, di lì ad appena un anno, sarebbero sorti gli Agorà, una realtà jazz-rock talmente considerevole, da esordire dal vivo direttamente al Montreux Jazz Festival, pubblicare due dischi nel biennio 1975-76 per una major del calibro della Atlantic, essere nominata dalla critica discografica quale migliore band italiana del 1976: per dirla in breve, nella estesa compagine jazz-rock nazionale degli anni '70, questo gruppo era ritenuto l'erede naturale del Perigeo, il cui inaspettato dirottamento verso sonorità pop pareva alludere ad un virtuale passaggio di testimone.

Nonostante queste premesse, il gruppo continuerà la sua attività per soli tre anni, per poi sciogliersi prematuramente nel 1980. I singoli musicisti si dedicheranno quindi ad altri progetti: al riguardo, vale la pena citare almeno Ovidio Urbani e Massimo Manzi (batterista della band in occasione del mai realizzato terzo album), diventati in seguito apprezzati turnisti in ambito jazz, e il chitarrista Renato Gasparini, futuro collaboratore del noto produttore Claudio Fabi (già direttore artistico della PolyGram Italia nonché dell'etichetta Numero Uno di Lucio Battisti), che si metterà al servizio di artisti quali Paolo Conte, Massimo Bubola, Edoardo Bennato, David Riondino (per quest'ultimo artista registrerà le chitarre insieme a Franz Di Cioccio e Patrick Djvas, praticamente due terzi dell'attuale PFM). Degli Agorà, quindi, si parlerà soltanto in qualche rara retrospettiva monografica o, ancor di più, in occasione delle sempre più numerose fiere del disco usato e da collezione, allorquando incalliti appassionati avrebbero mercanteggiato per vendere/acquistare i loro due album, divenuti introvabili e carissimi (soprattutto il primo, difficilissimo da trovare in ottime condizioni giacché caratterizzato da un art-work tanto affascinante quanto delicato).

Orbene, in questa sede vi parliamo del terzo lavoro della band, uscito proprio in questi giorni, documentante un arco temporale che va dal 1977 e giunge ai giorni nostri. L'opera può essere analizzata effettuando una virtuale tripartizione cronologica, come di seguito espresso:
1979: nei tre anni successivi alla pubblicazione del secondo album, il gruppo continuerà la sua attività e, patiti diversi cambi di organico, effettuata un'esaltante tournée di 50 date, preso atto di una certa difficoltà a vivere dignitosamente di sola musica, entrerà in studio per registrare solo due dei pezzi. Recuperati miracolosamente e saggiamente inseriti nel nuovo lavoro discografico, Costa dell'Est e Progressive Suite rappresentano di fatto l'unica testimonianza di quello che avrebbe dovuto essere il terzo album della band. Ciò ha dell'incredibile se si pensa che, nel 2007, intervistato dallo scrivente per una rivista jazz, Renato Gasparini negava la possibilità di un'uscita discografica interessante anche i due inediti di cui sopra, dichiarandosi "più interessato al futuro, che al passato" (Rondò, anno I, n. I, febbraio 2007, Roma, pag. 41 e segg.). È riscontrabile, all'ascolto, una certa maggiore dinamicità – complice una sezione ritmica assai vivace (in questa incarnazione della band, infatti, ai tre fondatori Gasparini, Urbani e Bacchiocchi, si erano nel frattempo uniti il batterista Massimo Manzi e il bassista americano Robert Clark) – unita al consueto sapore etnico, in particolare mediterraneo, che tanto aveva caratterizzato le due precedenti fatiche discografiche. Il susseguirsi di ambientazioni intimiste, cambi di tempo, derivazioni morbide, rapidi crescendo collettivi, rende questi due brani non inferiori alla produzione settantina del gruppo, che anzi vanno ad integrare in maniera oltremodo manifesta.

2003: agli inizi degli anni 2000, il progetto Agorà viene rilanciato in chiave completamente acustica: quattro dei membri storici (Gasparini, Urbani, Mencaroni e il bassista del secondo album, Lucio Cesari), decidono di comporre una formazione estesa, facendosi affiancare da ben cinque nuovi musicisti, tra i quali preme citare almeno il chitarrista Maurizio Mercuri (cui spetta il merito di aver stimolato il citato Gasparini a riformare la band) e, soprattutto, Carl Potter, straordinario percussionista statunitense in possesso di un curriculum stellare (collaboratore, tra gli altri, di Herbie Hancock, Alphonso Johnson, Charles Mingus, Dizzy Gillespie, ma anche degli italiani Napoli Centrale, Pino Daniele, Lucio Battisti, PFM e Banco del Mutuo Soccorso). Il risultato si concretizza in 6 brani di grande spessore interiore, come peraltro da tradizione ormai consolidata. Una voce femminile di particolare raffinatezza, un piano quanto mai aggraziato ed una complessa ma mai invasiva intelaiatura percussiva, tinteggiano brani di stampo surreale e fantasioso (Work in progress, Ichinen), marcatamente orientati verso atmosfere jazz (Oceano), di taglio squisitamente malinconico (Sensei), perfettamente in bilico tra canto popolare e nenia fanciullesca (Tre maggio). Infine, l'intreccio di chitarre acustiche che contraddistingue Istante per istante, catapulta il gruppo addirittura verso lidi marcatamente folkeggianti.

2012: a distanza di 10 anni, viva e vegeta, la band rinnova il proprio organico e proietta definitivamente il proprio sound nella già percorsa compagine acustica: il trio "storico" Gasparini/Urbani/Cesari è ora affiancato dal chitarrista Gabriele Possenti e addirittura da un violoncellista, il blasonato Gianni Pieri, che vanta trascorsi negli etnici NU Indaco e nella prog band Solar Orchestra (il chitarrista Mercuri rimarrà legato alla band, ma in veste di mero produttore). Ne scaturiscono due inediti e tre rivisitazioni di brani storici. La nuova compagine sonora risulta decisamente tipizzata dalla presenza del violoncello, strumenti del tutto inedito nella discografia del gruppo che permette di rivestire ex novo Serra San Quirico, Piramide di domani e Cavalcata solare (gli ultimi due in forma medley): in totale assenza di batteria e tastiere, incastonati in una cornice ritmica cesellata da basso e chitarre, due strumenti così distanti, eppure cosi conformi tra loro, quale il violoncello e il sax, rifiniscono in chiave minimalista sprazzi sonori surreali, spesso fantasiosi, talvolta bizzarri. Si tratta dell'apoteosi dell'intimismo, ove la melanconia, l'immaginario chimerico, il fantastico utopistico, esercitano ascendente e magnetismo. E se in Wood of guitar un solo musicista si palesa in vesti così limpidamente methenyane, l'elegante raffinatezza di un duo di chitarristi perfettamente osmotico crea nel brano Work in progress scenari acustici tanto avvincenti da ricordare l'inarrivabile trio McLaughlin/Di Meola/De Lucia.
Tanto elevato è il desiderio di questa band di far evolvere la propria arte, di indirizzarla verso compagini inedite e stimolanti, che la stessa si è recentemente aperta all'ingresso di un ulteriore musicista: nel momento in cui scriviamo, infatti, apprendiamo con piacere che un altro membro storico, il citato Massimo Manzi (già eletto, dalla rivista Jazz It, "Batterista dell'anno" nel "Jazz Award 2012"), è infatti rientrato stabilmente in organico. Avanti così!

Gianluca Livi

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Nonsolo Progrock mercoledì 26 giugno 2013

Quante volte si è detto che la buona musica non ha tempo, io non mi soffermerei neppure sul delegare necessariamente termini al genere proposto, quando questo è fruibile e apparentemente senza tempo. Perché in definitiva di questo si tratta, di storie lontane che affondano radici negli anni '70 e in quel Jazz Rock che tanto ha dato a band come Perigeo oppure agli Arti & Mestieri, tanto per dare punti di riferimento. Ma è riduttivo, perché in verità i marchigiani Agorà sono punto di riferimento di loro stessi. Gli appassionati del genere ed i collezionisti di vinile hanno ricercato e speso anche molti soldi oggi per trovare i primi due LP "Live In Montreaux" (1975) e "Agorà 2" (1976), mentre chi già li ha, li custodisce gelosamente. Si perché fanno parte di quel ramo del Progressive Rock italiano di nicchia, quello di cui fanno parte artisti come Alphataurus, oppure Aktuala, Duello Madre, insomma quella gerarchia di band da "sottobosco" che a causa di una fievole stampa primordiale, si sono trovate loro malgrado nel semi anonimato. Solo una successiva ristampa, nell'interesse di alcune case discografiche, nel momento in cui il genere sembra risollevare interesse, ridona ai nostri tempi i loro fasti, i suoni ed i colori di chi la musica l'ha vissuta veramente.
Gli Agorà tornano dopo 38 anni, questa volta inevitabilmente in cd, con l'entusiasmo e la passione del primo giorno, con la voglia di divertimento e non dell'autocelebrazione fine a se stessa, con la consapevolezza dell'esperienza e la tecnica che molte band di oggi si sognano soltanto di avere. L'incontro con il violoncellista Gianni Pieri, apre nuovi orizzonti alla band. Della formazione originale ritroviamo Renato Gasparini (chitarra), Ovidio Urbani (sax) e Lucio Cesari (basso) che da "Agorà 2", fa parte della famiglia, per il resto tanti amici sopraggiunti nel tempo. La formazione si completa con Gabriele Possenti (chitarra), Gianni Pieri (violoncello) e Massimo Manzi (batteria). Manzi è un valore aggiunto a questa macchina oliata, sostituisce già Mencaroni dopo l'uscita del secondo album, la penna stilografica della batteria, colui che nel suo DNA non ha solo il Jazz, ma anche il Rock, il Blues e molto di più, non è un caso che la rivista Jazz It nel 2012 lo ha eletto batterista dell'anno nel "Jazz Award 2012", referendum dei lettori.
"Ichinen" racconta un lungo percorso, tutto quello che Agorà avrebbe voluto dire nel corso del tempo, ma che non ha avuto modo di esprimere a dovere. Più che uno sfogo è un suggello acustico, il saper dire alla gente che ci siamo oggi come allora, più consapevoli che mai. Nel disco dunque si ripercorrono periodi differenti della band, anche gli anni '80 e due inediti del 1978 e quello che ne scaturisce è una considerazione alquanto importante: La personalità degli Agorà è così forte da abbattere le barriere del tempo, quando gli anni '80 ci donano la musica dal "suono di plastica", loro non mutano il sound, restando fedeli a se stessi. Molto di questo merito va anche al lavoro scrupoloso del produttore e chitarrista special guest Maurizio Mercuri. Il suono è praticamente perfetto!
Rispolverati e donati di luce nuova i classici come "Serra San Quirico"e "Piramide Di Domani / Cavalcata Solare". Il sax di Ovidio è presente, punto fermo dello stile Agorà, impreziosito dagli archi di Pieri, abili tappeti non invasivi. Il brano "Ichinen" viene dalla terra, acustico, etereo e solare, giocato su supporti corali fatti da Renato Gasparini ed Alessandra Pacheco. Anche l'amico Karl Potter gioca un ruolo fondamentale con le percussioni, sottolineando in maniera adeguata il concetto musica-terra. Ecco dunque che si sconfina nell'etnico e nel suono mediterraneo, ma anche in angoli soffusi e di classe, come in "Sensei". Toccante il duetto acustico Possenti-Gasparini in "Work In Progress", un dialogo tecnico ma soprattutto caldo, dettato da un notevole bagaglio storico culturale dei musicisti che si palesa fra le note. In "Starstrings" ritroviamo alla batteria Mauro Mencaroni, con gli Agorà dal primo album. Nuovo frangente acustico di cristallina bellezza il duetto Gaparini – Mercuri e gli amici si susseguono fra le note con l'ingresso alle tastiere di Giovanni Ceccarelli nel brano da lui composto dal titolo "Oceano".
Agorà, realtà dell'entroterra marchigiano che nulla ha da invidiare alle band straniere, autori di questo gioiello sonoro che non deve mancare in nessuna discografia di chi ama la musica nel suo termine più profondo.
"Ichinen" è il principio fondamentale del buddismo, non solo "Io" ma anche gli altri, questo dare è solare fra le note dell'album e come lascia intuire l'artwork (curato e dettagliato anche all'interno), è semplice….come un bicchiere d'acqua! (MS)

Recensione di MASSIMO SALARI

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Stefano Bonagura Suoni e strumenti 20/06/2013
Agorà e la salute del prog italiano

In formazione rinnovata, con membri della formazione originale dei primi anni Settanta,gli Agorà hanno riletto acusticamente brani del loro repertorio storico (due album pubblicati per l'Atlantic nel 1975 e 1976) più nuovi brani. Suono cristallino, con due splendide chitarre acustiche, sax, violoncello, basso acustico e batteria, con Renato Gasperini (chitarra), Ovidio Urbani (sax), Gabriele Possenti (chitarra), Gianni Pieri (violoncello), Lucio Cesari (basso), Massimo Manzi (batteria), letteralmente trascinanti.

Questo è lo stato del progressive italiano: gode di ottima salute, alcuni gruppi nati una quarantina di anni fa ancora in attività, oppure riformati, suonano per un pubblico di appassionati, spesso vanno anche all'estero (il Giappone ad esempio è un mercato d'elezione per il prog italiano), i vecchi dischi sono stati ripubblicati in vinile, altri sono stati ristampati in CD, alcuni pure rimasterizzati. PFM, Area, Banco del Mutuo Soccorso sono nomi storici, popolari, attivi, ma il movimento è ancora più ricco, profondo e vasto, con etichette specializzate (ora come allora), e un'attenzione spesso maniacale alla qualità del suono, che aiuta a diffondere una cultura dell'ascolto radicalmente diversa da quella veloce e di bassa qualità che impera ai giorni nostri.

 

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Il Resto del Carlino MACERATA 2013/06/15


Musicultura, conto alla rovescia Gli 'Agorà' aprono i
concerti Si accendo i riflettori sulla 26esima edizione del festival: 36 eventi, più di 90 ospiti, tra i quali: Sergio Zavoli, Laura Morante, Gianni Mura, Ugo Gregoretti, Flavio Oreglio, Franca Valeri, Giorgio Faletti, Arisa, Lillo&Greg, Francesco Guccini Macerata, 15 giugno 2013 - Da lunedì 17 la città si trasformerà per una settimana in una caleidoscopica "fiera" dello spettacolo e della cultura. Il programma de 'La Controra', la sezione di Musicultura Festival che si sviluppa tra piazze cortile e palazzi del centro storico è infatti ricchissimo di ospiti e contenuti totalmente aperti al pubblico. Concerti, recital, reading, incontri con gli autori, approfondimenti tematici, iniziative di sensibilizzazione enogastronomica ed ambientale coinvolgeranno più di 90 ospiti in 36 eventi diversi, uniti da un filo conduttore semplice da seguire: la curiosità della scoperta, il piacere della condivisione. Ad aprire la parte musicale del Festival in piazza Cesare Battisti alle 21,30 l'anteprima assoluta della Reunion di un gruppo che fece grande l'Italia nella "progressive music" al festival di Montreux: gli Agorà che presenteranno il nuovo cd "Ichinen" Renato Gasparini chitarra , Ovidio Urbani sax, Gabriele Possenti chitarra, Gianni Pieri, violoncello Lucio Cesari basso, Massimo Manzi batteria. Il progetto contiene una sintesi dei successi della band e brani inediti riarrangiati con una sonorità acustica raffinata e ricca di caldi temi melodici e intense improvvisazioni. Si ritrovano le atmosfere mediterranee tipiche del gruppo che si fondono con toni etnici
e meditativi che si riflettono nell'ampiamento della struttura sonora.
Il lavoro è ispirato dalla lettura dei principi buddisti di N. Daishonin, nel quale si coglie
la fiducia nella "rivoluzione umana" individuale per la promozione del rispetto della sacralità della vita e dell'ambiente.
Agorà è un gruppo marchigiano che nel corso degli anni Settanta si è affermato sullo scenario nazionale, e non solo, del "progressive" con gli album Live in Montreux, Atlantic 1975, Agorà 2 e Atlantic 1978. Il gruppo si ricompone nel 2002 e nel biennio 2012-2013 raggiunge l'attuale formazione.